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Lo faccio con lo smartphone

In un’era come questa, dove la tecnologia è ormai integrata pienamente nella vita quotidiana, l’utilizzo dello smartphone è diventato indispensabile. Utilizziamo lo smartphone per fare migliaia di cose tranne la più classica e tradizionale: telefonare. In effetti, con le fotocamere integrate sempre più piccole e gli spazi di archiviazione più grandi, a volte dimentichiamo di quanto materiale multimediale tra foto, video e documenti si vada ad accumulare dentro di esso. La funzione finale dello smartphone è quello di rendere la comunicazione più semplice e ci è riuscito.

Sarebbe il caso di parlare non solo degli “usi” ma anche degli “abusi” dello smartphone. Utilizzare infatti uno strumento destinato a comunicare per eseguire riprese che si pensa professionali è un errore che molte aziende fanno, delegando la maggior parte delle volte l’operazione a un dipendente che si occupa di tutt’altro.
Immaginiamo che vogliate creare un video con un’intervista dove spiegate l’importanza di scegliere i servizi della vostra azienda, per poi monetizzarlo o sponsorizzarlo su qualche piattaforma social. Chiamate il vostro dipendente più fidato, magari offrendogli un caffè alla macchinetta mentre gli parlate della vostra idea. Appena avrà finito di sistemare il problema su un macchinario, si laverà le mani e salirà da voi in ufficio per reggere lo smartphone pronto per farvi l’intervista.

La prima notizia che devo darvi e che premere REC purtroppo non basterà.

E questo è solo il principio dei problemi.
La ripresa verrà traballante non essendo stata fissata su un treppiede. Verrà buia, perché il vostro dipendente non sa nulla di come gestire la luce. L’audio sarà inascoltabile, per via del microfono dello smartphone che non è un Lavalier o un microfono cardioide a condensatore, più tutta una serie di altri problemi tecnici che non starò qui ad elencare.

Il risultato di un lavoro - se così vogliamo definirlo - con questo modus operandi, termina sempre con un risultato privo di personalità, professionalità, ma soprattutto credibilità per chi dall’altra parte sta guardando. Il risultato sarà alla mercé di tutti una volta pubblicato sul web e la vostra azienda non sarà presa seriamente dai clienti e potenziali clienti.

Eccolo lì il punto di non ritorno. Il web.
Una volta pubblicato sarà tardi per ripensarci.
Ormai quel video “amatoriale” è lì e lo stanno vedendo già tutti.

Concludo con una frase che forse può sembrare un luogo comune ma che resta sempre efficace non solo nel mio settore: Se pensi che un professionista ti costi troppo, non sai quanto ti costerà un dilettante!

 

Autore: Francesco Barone - Videomaker

Autore: Francesco Barone - Videomaker

Il mio settore è il video. Tutto quello che si anima sopra i venticinque fotogrammi per secondo mi affascina e mi ha accompagnato nelle fasi della crescita. Ho avuto la fortuna di vedere l’evoluzione dal nastro al digitale e aggiornarmi man mano la tecnologia seguiva la sua evoluzione. Mi piace ripetere che non offro servizi ma soluzioni [...]

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